“ARTIGIANATO tra arte e design”

( n.67, dicembre 2007) di Anna Capra

 

…….Gambino, artista sui generis, da ragazzo scopre la gran passione per l’intarsio ligneo, che coltiva con l’amore, l’assiduità, la costanza di un certosino, di un poeta, mentre con stupore e disincanto riesce, in un mondoormai assordante e disperdente, ad auscultare il “fanciullino”, di memoria pascoliana, che alberga in ciascuno di noi. La prima fase della sua produzione è caratterizzata dagli omaggi ai grandi della nostra epoca, ed è una fase d’assunzione completa e cosciente della tecnica, propedeutica a quella in cui la creatività si coniuga con l’espressione più personale ed originale. Il primo omaggio (1985) è quello dedicato a Van Gogh. Seguono quelli a Modiglioni, Picasso, Guttuso di cui riproduce la celebre “Vucciria”…….Realizza inoltre altre opere utilizzando progetti elaborati nella sua adolescenza e conservati scrupolosamente nel cassetto, per passare infine a una progettazione legata ad una dinamica concettuale geometrica, che si riscontra nella sua produzione più recente……..I colori sono quelli naturali del legno utilizzato, ma progressivamente, sentendo il bisogno di cromatismi più caldi e efficaci per dare voce alle sue emozioni, ricorrere sempre più frequentemente agli acrilici, che rendono particolarmente luminose e vivaci le varie tematiche che di volta in volta sviluppa. Egli passa così dai soggetti di ampio respiro naturalistico a quelli più astratti, o a quelli che gli permettono di esprimere con rigore ed immediatezza i principi, i valori di fondo con cui esamina ed analizza la società, il mondo, l’universo……. L’artista percorre una strada difficile e irta di ostacoli. Tutti sappiamo che l’intarsio non gode, oggi, di grandissima considerazione nel panorama complessivo del mondo dell’arte. Ma è il suo codice espressivo. Codice animato dalla sua ancestrale passione per una tecnica che gli consente di leggere, attraversare, descrivere l’universo interiore dell’uomo e le problematiche relative al nostro patrimonio naturale a cui oggi tutti guardiamo con preoccupazione e angoscia, in quanto artefici del suo degrado e della sua agonia.
Gambino riesce a trasmettere ottimismo e speranza lì dove trasuda il pessimismo altrui e crede, altresì, nell’alto valore espressivo dell’intarsio, che nelle sue mani assurge a un nuovo livello di dignità e ad una nuova espressività, che in tanti riconoscono di alto valore artistico.

 

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“La pittura di legno”

di Vanni Gambino, ottobre 2006

 

C’è sempre un momento nella vita in cui le nostre passioni vengono fuori prepotentemente e riusciamo a realizzare quello che siamo. Questo è quello che è accaduto a Nino Gambino artista, che sin da bambino disegnava e poi conservava timidamente i suoi fogliettini pieni di pensieri grafici, come quei poeti che scrivono versi di nascosto.

Crescendo si è innamorato del mare, delle navi e si è dedicato al modellismo navale. Realizzando navi che non prenderanno mai il mare, ma delle quali sarà il comandante immaginario e con loro viaggerà nel mare della vita.

Ha iniziato a tradurre con la “pittura di legno” le opere di tutti quegli artisti che lo appassionavano: Guttuso, Picasso, Modiglioni, De Chirico, Carrà, Van Gogh, che diventeranno i suoi maestri e tradurrà le loro pennellate in intarsio ligneo con una tecnica personale e virtuosa.

Le sue opere inizialmente sono così minuziose che risulta difficile distinguere le pennellate pittoriche dalla tecnica della tarsia da lui utilizzata con grande abilità e perizia.

……Il suo punto di vista e le sue opere sono un trionfo di cromatismo che prende origine dalle essenze lignee e dai piallacci animati dal suo gusto artistico……..Un modo di dipingere antico, artigianale, per raccontare ed esprimere le proprie emozioni d’artista contemporaneo, senza usare i pennelli ed utilizzando solo un semplice cutter, i colori della natura legnosa, marcati alle volte con i mordenti, con le sabbiature o con gli acrilici per potere ampliare la sua tavolozza cromatica. Perché per lui il colore è vita, amore, gioia, allegria, speranza………

 

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Tra arte e artigianato”

(CNTN n.35 maggio 2007) di Francesco Scorsone

 

L’intarsio consiste nell’inserire in una superficie, generalmente lignea, pezzetti di legno di colore diverso, tali da formare una figura, un paesaggio o qualsiasi altra cosa precedentemente disegnata su un foglio, o come generalmente viene detto “cartone”.

……Antonino Gambino, della tecnica dell’intarsio nè ha fatto una scelta artistica ed estetica,…….le sue tarsie o per meglio dire i suoi lavori in cui, al di là del necessario quanto inevitabile piacere di realizzare in intarsio ciò che gli altri hanno realizzato usando il colore, è riuscito a racchiudere l’essenza delle opere prese a modello.

Ma ciò che è sicuramente più rilevante è l’inversione di rotta nella scelta del soggetto da rappresentare.

Nella sua ultima fatica Gambino sceglie la strada più difficile e tortuosa dell’astrattismo geometrico con effetti bi e tricomatrici. Quindi non più lavori multicolori dalle forme note e familiari (tra i quali la Vucciria di Renato Guttuso), ma la tarsia diventa rigorosa e i riferimenti sono i padri storici dell’astrattismo quali Kazimir Malevic, Kandinskij, Mondrian dando il segno che oltre alla capacità tipica dell’artigiano Gambino aggiunge quella inaspettata vena creativa non comune nei maestri intarsiatori i quali spesso si limitavano e si limitano tutt’oggi a riprodurre soggetti visti e rivisti.

 

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“Una rivelazione. Anzi, una rivoluzione”

(SiciliaTempo n.441 nov. 2006) di Pino Schifano

 

Tecnica dell’intarsio e intarsio pittorico. Non è da escludere che molti facciano ancora confusione tra le due cose, oltremodo differenti, pur partendo da procedimenti tecnici comuni.

La storia dell’intarsio, peraltro molto antica e risalente già all’antico Egitto, all’Asia Minore, al mondo greco ed a quello romano, nasce come tecnica decorativa con materiale vario ed ha il suo periodo d’oro tra l’anno 1400 e il 1500 soprattutto in Toscana.

Diverso dalla decorazione è però l’intarsio pittorico che, proprio nel Rinascimento, e sui “progetti” di alcuni tra i più grandi artisti dell’epoca gli “intarsiatori” realizzarono rendendo l’effetto del lavoro finito molto simile a quello di un quadro, cioè di una rappresentazione pittorica.

E’ evidente che per raggiungere tale scopo, fu necessario per gli intarsiatori come per i progettisti, conoscere non solo particolari regole del disegno, ma soprattutto trovare e fornirsi di tutte quelle tipologie di essenze lignee da cui ricavare i “colori” necessari alla realizzazione dell’opera.

Nel corso dei secoli, e fino ad oggi, l’intarsio ha avuto i suoi momenti di gloria ed i suoi cedimenti ma è pure vero che sia l’aspetto decorativo sia lo stesso intarsio pittorico non hanno mai goduto di particolare stima nell’ambito della storiografia critica”artistica”.

Di fatto, la considerazione consolidata è quella di una tecnica che riguarda al massimo l’alto “artigianato artistico”, e a differenza di quanto avviene nelle altre tecniche pittoriche, con il quale hanno operato ed operano grandi artisti ampiamente storicizzati, l’intarsio ligneo rimane sostanzialmente un “genere” che fa capo ad esperti artigiani o ad hobbisti della domenica o giù di lì. Fatto questo che ha relegato l’intarsio pittorico ad una tecnica di seconda categoria, poca conosciuta dalla gente e dagli addetti ai lavori screditata.

……Ben diverso – del tutto diverso – è il caso di Antonino Gambino, di cui la tecnica è solo l’aspetto sostitutivo del “mezzo” – gli strumenti della pittura – che viene adoperato per creare “opera d’arte”.

E la differenza non sta solo nel fatto che c’è identità tra progettista ed esecutore. Ma invece nel fatto che il progetto è “pensato”, innanzitutto, come presupposto – di forma e di contenuto – di un’opera dalla potenzialità innovativa, proprio sia quanto a forma che a contenuto. Cioè con uno stile ed un linguaggio che, pur inquadrabile nell’ambito delle Scuole novecentesche, sia del tutto originale, personalissimo e ricco delle pulsioni spirituali proprie di un artista sensibile che vuol esternare il proprio più intimo pensiero – sentimentale, estetico, sociale – in una forma artisticamente valida sul piano del linguaggio. In breve: il passaggio da artigianato ad Arte.

Ed ecco allora che l’intarsio non è più un risultato finale da perseguire, ma solo la particolare, diversa, complessa, difficile “tavolozza” alla quale attingere con la fantasia, oltre che con la particolare pazienza ed esperienza che presuppone la specifica tecnica.

Doti di cui Gambino ha subito dato prova in un primo periodo produttivo realizzando progetti “dedicati”, cioè la serie degli “omaggi” a grandi artisti moderni quali Picasso, Carrà, De Chirico e soprattutto Guttuso, la cui “Vucciria” è stata da lui “ripresa”, per così dire, in maniera a dir poco impressionante, quanto a fedeltà figurale e cromatica ma con l’impiego di ben 1.800 ore per la sua realizzazione. E’ chiaro che è proprio per quest’aspetto, il tempo necessario per realizzare un’opera, che l’arte di Gambino non può essere né estemporanea né istintuale. Ma la metodica operativa non intacca né il sentimento che la ispira né la logica pura del fare pittura-pittura.

E tutto traspare da tutta quell’ampia produzione che è scaturita dalla mente, dal cuore e dalle mani di Gambino negli anni, puramente frutto della sua fantasia e creatività, in una dimensione davvero alta del fare arte.

Quella di Antonino Gambino, diviene dunque una sfida. La sua conoscenza delle innumerevoli possibilità coloristiche che offrono le essenze naturali, gli dà modo di realizzare virtuosismi cromatici che forse la pittura tradizionale a volte non consente.

Tutti i suoi temi, da quelli più naturalistici(quali i fiori, gli uccelli, le farfalle) a quelli astratto-geometrici o a quelli sociologici e concettuali, vivono di eccezionale luminosità per via del materiale acutamente selezionato ed utilizzato e per la straordinaria precisione, delicatezza e “scientificità” degli accostamenti e delle collocazioni lignee. Un vero e proprio tripudio delle sfumature, dei toni, delle ombreggiature, il cui effetto complessivo si traduce fra l’altro in poderoso dinamismo.

Diverse sono le tematiche contenutistiche e, per esaltarle, Gambino diversifica i moduli stilistici-

Nella tematica delle Maschere ad es. la maggiore linearità figurale viene trattata con l’uso di legni di grande compattezza cromatica. Tra ironia e sottile introspezione psicologica, Gambino si muove tra Cubismo, Espressionismo e Metafisica.

Per la tematica naturalistica, l’artista predilige invece uno schema compositivo classico, stilizzato e sobrio, mentre l’uso delle venature e dei colori dei legni conferisce alle opere grande espressività e profondità prospettica con un effetto da “spatolato”. In tutte le sue opere è prevalente la pulsione cromatica mentre l’elemento figurativo si sfrangia in soluzioni cubiste ed astratto-geometriche.

Ed è proprio questa, l’astratto-geometrica, la linea grafica e stilistica più congeniale all’artista, che gli consente cioè di creare soluzioni informali di grande impatto visivo, dove la vastità degli elementi cromatici(e quindi la certosina ricerca dei ritagli di piallaccio dai più svariati colori e dalle ancor più svariate sfumature e gradazioni), ci riporta a risultati espressivi che vanno palla pura astrazione(da Mondrian a Malevic a Klee) fino all’Espressionismo astratto di un de Kooning, tanto per intenderci.

 Antonino Gambino s’inserisce dunque a pieno titolo, ed in maniera non solo originale ma pressoché unica (al di fuori di un Nespolo, ad es., non sembra vi siano notorie realtà nazionali in questo campo), nel panorama artistico siciliano contemporaneo, dando vita ad un modo del fare arte che potrebbe avere esiti di indiscutibile valenza operativa.

Alla “rilevazione” del suo talento e delle sue capacità tecnico-espressive, potrebbe seguire una vera “rivoluzione” con la ripresa in senso nobile di una tecnica certamente meritevole di un ritorno ad un suo nuovo Rinascimento.

 

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“Dall’effimero al fiabesco” 

Palermo 1 ottobre 2004 di Giuseppe Mendola

 

Un mondo che parte dall’effimero, coinvolge il fiabesco per assurgere in vero impegno artistico: ecco le targhe lignee di Antonino Gambino. Forme espressive pregne di emozione ed intuizioni creative. E’ un linguaggio fresco e brillante che si esprime in immagini di grande richiamo scenografico.
Tanta maestria nella scelta dei colori, nei contorni dei vari elementi e nella soggettività delle singole figurazioni.

Dalle maschere alla specificità di un volto, di un impianto tratto dalla realtà alla combinazione di elementi vibranti di natura morta; è tutta una escalation per arrivare ad imprimere un movimento all’apparato, al punto che Gambino riesce a dare vita ai più complessi soggetti artistici, dove gli accostamenti, quali pennellate, certamente agevolano una composizione complessa come per esempio nella riproduzione strutturale del famoso mercato di Renato Guttuso.

Nella varietà e nel segno della specifica visitazione ogni opera è rilevante completezza per la professionalità di Gambino che riesce, anche nei frammenti, ad analizzare ogni rappresentazione della natura.

 

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“Vetrina”

di Araxi Ipekjian, critica e storica dell’arte(maggio 2013)

Se è vero che una “Vetrina” espone e mostra, alla stessa maniera l’arte contemporanea ci presenta le sue diverse realtà.

In questo quadro s’inserisce l’opera e la ricerca di Antonino Gambino che con la sua poetica ironica e dissacrante, piena di metafore e allusioni, ne entra a far parte con garbo e gentilezza. L’arte di Gambino, è l’espressione di un desiderio di sperimentazione che, attraverso la tarsia lignea(di cui è maestro), rappresenta un reale che va oltre la semplice forma con cui si mostra nel quotidiano.

La poetica di Antonino Gambino è espressa attraverso immagini colorate pieni di ironia e delicata armonia che, ne manifestano  la sua passione per l’arte.

 

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“Scenari”

di Carlo Franza, critico e storico dell’arte (Firenze 22 marzo 2014).

 

“L’arte oggi stabilisce una cangiante realtà di linguaggio, ossificando tutto il vedutismo in una iconografia formale. Tutto quanto ritratto si porge come documento di poesia e di vitalità, testimonianza di un dettato espressivo, di essenzialità fenomenologica, poi verifica di piacere estetico. Simbolo e fervidità segnica sono allegorie della coscienza moderna. Antonino Gambino è figura di spicco dell’arte contemporanea e dietro ogni suo lavoro, costruito ad intarsio –attività in uso e fioritura fin dal sec.XV-, e segno di lavoro paziente e virtuosismo artigianale, c’è una tessitura ideativa di forte spessore, una fraseologia di costruzione e colore, di filologismo della civiltà presente. Quest’arte è anche documento carico di ricordi, di memorie, di storia come nel lavoro omaggio a “la Vucciria” di Guttuso. In molte opere non c’è mai l’irrequietezza dell’immagine esposta in tarsie lignee, ma tutto si placa in una liturgia calma e simbolica che affoga o in un mare di colore monocromo o bidimensionale o in una sorta di misticismo orgiastico, una superficie fiera di valori percettivi con stimolazioni emotive e inconsce.

Gambino costruisce e ritrae lo spazio con un linguaggio a metà fra la decorazione e l’alterazione, rovistando la profondità della superficie, la prospettiva, l’illusione di una dimensione interna allo spazio, la vibrazione di esso che s’apre a un’ulteriore dimensione che è quella della vertigine poetica. Geometrie, paesaggi, spazi infiniti e circoscritti, tutto gioca su strette simmetrie, su corrispondenze, su frontalità e giochi di anamorfosi; ma anche splendori bidimensionali, geometria piegata e geometria emotiva, scacchiere, ritmi preordinati, imperfezione costruita. Un’arte ancor nuova che produce una coscienza estetica che segna una geometrizzazione giocata tra descrizioni e riprese, che da corpo, colore, e anche luce, e che avvolge ogni cosa”. “Vetrina” – di Araxi Ipekjian,critica e storica dell’arte (maggio 2013).

Se è vero che una “Vetrina” espone e mostra, alla stessa maniera l’arte contemporanea ci presenta le sue diverse realtà. In questo quadro s’inserisce l’opera e la ricerca di Antonino Gambino che con la sua poetica ironica e dissacrante, piena di metafore e allusioni, ne entra a far parte con garbo e gentilezza. L’arte di Gambino, è l’espressione di un desiderio di sperimentazione che, attraverso la tarsia lignea(di cui è maestro), rappresenta un reale che va oltre la semplice forma con cui si mostra nel quotidiano.

La poetica di Antonino Gambino è espressa attraverso immagini colorate pieni di ironia e delicata armonia che, ne manifestano la sua passione per l’arte.

 

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“Antonino Gambino”

di Giovanni Giuseppe Blando, critico e storico dell’arte (ottobre 2011)

 

L’Arte di Gambino si distingue per l’utilizzo di tarsie lignee che, accostate insieme, definiscono elementi geometrici, oggetti, figure umane: opere come S.O.S. Arte e La strana missione del soldato di pace- Nassirya determinano, mediante una tecnica che coniuga la sapienza artigianale alla capacità di composizione artistica, delle trame narrative in grado di provocare ironia o riflessione, attribuendo alla forma il tradizionale ruolo, fondato sulla capacità di creare un’asse strutturale per la figurazione.

 

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Dal lavoro “DAL CAOS NON A CASO NASCE COSA?

Di Francesco Federico, poeta e critico dell’arte, 30 giugno 2015

 

Il lavoro di Gambino è una geniale creativa scomposizione e ricomposizione, di simboliche percezioni psicologiche, strutturano attraverso un armonico astrattismo geometrico, una figura umana coinvolta dal dualismo degli opposti viventi. Il nodo centrale dell’opera, accentua il conflitto esistente nell’umanità, tra il bene e il male, ovvero tra la vita e la morte, tra il noi e l’io che, dal ciclico caos delle nostre cadute rovinose e slanci imprevedibili, prende origine una nuova vita, ma il timore che esse si ripresentano più forte e insidiose, è sempre presente.

 

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Dal lavoro”IL PALADINO”

Di Francesco Federico, poeta e critico dell’arte, 17 novembre 2015

 

Nino Gambino, recupera attraverso la sua originale e raffinata tecnica dell’intarsio, che consiste nell’incastrare su una superficie lignea(multistrato) i suoi pezzi di piallaccio/listelli lignei, una storia di eroici paladini che si inseriscono nel nostro tessuto storico-letterario, forse per ritrovare una identità smarrita. Dai vettori percettivi, posti all’interno dei suoi lavori, evapora una sua ironica e intelligente comunicazione di pensieri positivi